Fiaba del Natale dei libri

(Osservatorio Letterario. Ferrara, 2001/23-24. 28-30. p.) i
(In: Melinda Tamás-Tar – Mario De Bartolomeis: Traduzioni – Fordítások.
Edizione O.L.F.A. Ferrara, 2002. 60-66. p.)

Traduzione di © Melinda Tamás-Tarr e Mario De Bartolomeis —


© 2001 Ambrus Attiláné Dr. Kéri Katalin egyetemi docens


      Una neve soffice, brillante aveva ammantato le strade. Aveva fatto anche presa sui rami dei pini ed i fiocchi avevano intrecciato la danza intorno ai cespugli del giardino. La sera di dicembre era calata di soppiatto sul borgo. Tutto si andava lentamente acquietando, si chiudevano i negozi e così anche la biblioteca.
      – Buon Natale! – dissero accomiatandosi gli ultimi lettori che con i libri sottobraccio si diressero verso casa.
      – Buon Natale! – rispose il bibliotecario e smorzò la candela decorata che era sul tavolo. Spense la luce nella sala di lettura, si vestì e chiuse a chiave la porta dell’edificio.
      Diretto verso casa i suoi stivali affondavano nella neve caduta di fresco.
      – Sentite quello che dico? – chiese un filo di voce nella sala buia.
      – Chi è che parla? – chiese un’altra voce.
      – Sono il 396, dal ripiano superiore – disse il primo.
      – Puah! Roba di donne! – mormorò una voce più autorevole.
      – A nome dei libri di cucina io protesto per le dichiarazioni antifemministe. Parliamo piuttosto d’altro! – intervenne un grosso, sbrindellato, letto e riletto libro di ricette.
      – Certo, siccome il bibliotecario sarà in vacanza da Natale a Capodanno, avremo tempo a volontà per parlare – soggiunse un libro giallo fresco di stampa.
      – Mah! Potremo allora guardarci fra noi! – squittì un romanzo d’amore –. La polvere ci seppellirà del tutto.
      – Non fare la leziosa, sorella – disse l’enciclopedia da trentacinque volumi –, io sono qui che m’impolvero da decenni e nessuno mi apre.
      – Nessuno almeno ti deteriora. Presto ti scarteranno ed io avrò finalmente il mio posto! – disse un borioso dizionario nuovo di zecca –. Io sono estremamente importante al giorno d’oggi.
      – Macché, macché, non esagerare! Chi è che studia l’ottentotto oggigiorno? – gli chiese ironico un volume di poesie.
      – Sarebbe meglio che tu tacessi! Non ti ha letto ancora nessuno – ribatté il dizionario.
      – Ma amici, non discutiamo! Sul proprio ripiano ognuno è importante, non questioniamo! – provò a sedare la disputa un vecchio voluminoso romanzo biografico. Vi fu un momentaneo silenzio rotto qua e là da sussurri sommessi.
      – Hai ragione, fratellone – disse una guida di viaggi –, non siamo noi i nemici di noi stessi, no di certo. Piuttosto lo sono i lettori che mandano in rovina le nostre nervature ed alterano la nostra disposizione. Da me, ad esempio, hanno staccato una pagina annodata. È pur vero che in vita mia ho già viaggiato tanto, ma non ne ho ottenuto alcuna gioia. Hanno ricevuto altri una simile ingiuria ?
      – Come no! – sbottò un intrepido romanzo. – Sono vissuto tanto tempo e tante cose mi sono accadute. Sto in questa biblioteca da cinquant’anni e sono anche andato in tante case. Quando ero ancora nuovo tutti mi volevamo prendere in prestito. La mia copertina era azzurro cielo ed il mio titolo vi era impresso a caratteri d’oro. Probabilmente parlo di mare poiché i miei lettori sospirano sempre: »Oh, il mare, il mare...!« Ci sono stati di quelli che mi hanno tenuto con gran riguardo; una volta mi hanno anche riposto in un cassetto profumato, soffice, pieno di fazzoletti. Una volta però mi ha preso con sé un ragazzo e lui è stato estremamente crudele con me. Ha completamente scarabocchiato la mia splendida copertina ed ha disegnato ad l’inchiostro delle cose sulle mie pagine e...
      – Basta! – lo interruppe a questo punto una raccolta di formule fisiche. – Proprio non ce la faccio ad ascoltare ancora! Si dovette scartare anche il mio migliore amico per una cosa simile.
      – A me sono successe cose benanche peggiori – disse sottovoce un romanzo romantico dalla copertina rosa. – Ad esempio le donne, leggendomi, mi hanno sempre inzuppato delle loro lacrime.
      – Inaudito! – si indignò un libro di animali illustrato –. Ultimamente mi hanno utilizzato come sostegno per un pesante proiettore di diapositive. Mi si rompeva quasi la schiena. E dire che sono stato tradotto dal tedesco!
      – La stessa cosa vale per me – disse una dispensa di sociologia –. Io sono americana di origine eppure mi scarabocchiano in continuazione. Ogni mia riga è stata ormai sottolineata. C’è chi trova interessante una parte di me e chi un’altra. In ogni pagina sono ormai tutto un inchiostro. Il bibliotecario ha osservato un giorno: »Mah, questa non si riesce proprio più a leggere!«
      Fu per un attimo silenzio ed i libri udirono qualcuno piangere.
      – Chi è che frigna? – chiese l’enciclopedia d’arte. La domanda non ebbe risposta. – Chi è? – tornò a chiedere.
      – Sono io, una copertina nella pattumiera – rispose una voce dopo un bel po’ –. Ieri qualcuno ha rubato tutte le mie pagine.
      – Che titolo hai? – domandò una guida di storia delle religioni commossa poiché un’atrocità simile non l’aveva ancora mai sentita.
      – Non riesco a leggere la mia copertina, contenevo un’infinità di numeri e tabelle, almeno lo credo.
      – Avresti quindi potuto essere un annuario statistico. Ma a chi mai sarai servito? – domandò una raccolta di facezie. Al che la copertina buttata via cominciò a sciogliersi in lacrime ancor più sonoramente.
      – Prestate attenzione, fratelli – prese la parola uno dei libri di fiabe sin qui rimasto ad ascoltare in silenzio –, puniamo i lettori irriconoscenti. Per quando dopo Capodanno verrà riaperta la biblioteca, facciamo sparire completamente le nostre lettere. Da qualche parte c’è qui un gran libro di magia che sicuramente ci aiuterebbe... Quando la gente ci porterà a casa sarà presto sorpresa vedendo che non conteniamo più nulla da poter leggere.
      I libri dibatterono a lungo questa proposta. Neppure per la sera di Natale riuscirono a trovare un’intesa, ma per Santo Silvestro l’accordo fu raggiunto.
      La neve era caduta, era caduta sempre più ed aveva completamente ammantato la gradinata della biblioteca. Dedita alle feste la gente, presa totalmente dai regali e dalla kocsonya*, non pensò neppure lontanamente ai libri della biblioteca. Dopo Capodanno ad ogni modo rimasero tutti molto sorpresi quando portarono a casa i libri presi in prestito: sulle pagine bianche non c’era un solo carattere! Anche le illustrazioni e le carte geografiche erano sparite.
      – Cosa accadrà ora? Cosa facciamo? – la gente corse avanti e indietro per le strade. Il bibliotecario propose di aprire il grande libro di magia e riportare nei libri con un sortilegio i caratteri birichini. Il libro di magia rilegato in pelle decorata dal dorso dorato era invece completamente vuoto...
      – Come hanno potuto i libri fare questo a noi? – vociavano i lettori e non si era accorto nessuno che aveva smesso di nevicare e i ghiaccioli sotto le grondaie cominciavano a sciogliersi.

Kate Carry **
— Pécs (Ungheria)

* kocsonya: Tipico piatto ungherese della vigilia di Natale a base di lingua, zampa, orecchio e naso di maiale in gelatina. (N.d.T.)
** Pseudonimo di Katalin Kéri

La novella in ungherese



Pécsi Tudományegyetem — BTK – Neveléstudományi Intézet – Nevelés- és Művelődéstörténeti Tanszék
H-7622 Pécs, Ifjúság u. 6. — Tel: (72) 503-600 / 4366
© Dr. Kéri Katalin tanszékvezető egyetemi docens, 2004 ()