Alberi

(Osservatorio Letterario. Ferrara, 2002/27-28. 28-29. p.)


Traduzione di © Melinda Tamás-Tarr e Mario De Bartolomeis —


© 2002 Ambrus Attiláné Dr. Kéri Katalin egyetemi docens


      Il fortunale notturno aveva spezzato il più bel ramo del pesco. Con il ramo erano cadute a terra le numerose pesche biondeggianti ed ormai non se ne ricavava più nulla. Il vecchio guardò la devastazione con disappunto. Avvertiva il dolore dell’albero in ogni parte del suo stesso fisico. Amava le piante, ma gli alberi in particolare. Trascinò sotto una sediolina al pesco e prese a consolarlo.
      «Via, non temere, vivrai ancora malgrado tutto... Ti piace qui nel giardino, vero? Ti ho piantato quando era nato il Figlio. Vedi, siamo andati avanti negli anni assieme, ma come eravamo forti una volta... Quanto amavo lavorare...»
      L’albero lo sapeva bene. Il vecchio aveva spesso mormorato sotto di esso, e gli aveva già raccontato più volte tutta la sua vita.
      Era avvenuto tanto, tanto tempo fa. Il vecchio era stato un bel giovanotto. Si alzava in estate all’una di notte e mieteva il grano sino alle dieci di sera. Non piaceva a nessuno falciare assieme a lui perché mai egli riposava, avrebbe indotto anche gli altri a lavorare a morte. Le ragazze però!
      Di tutto facevano quelle per potergli restare vicino. Mai e poi mai avrebbero trascorso la pausa meridiana in compagnia d’un altro ragazzo, depositavano tutte il loro fagotto accanto alla sua bisaccia. Aveva egli un viso abbronzato ed occhi d’un perfetto azzurro chiaro e per giunta pure scherzava con le ragazze. A mezzogiorno d’un ardente giorno d’estate decise di scoprire quale ragazza gli si mostrasse più incline. Dopo il pranzo mise la bisaccia in spalla e, dall’ombra di freschi alberi, si diresse ad uno spoglio e rinsecchito albero che stava solitario al margine del sentiero. Si sistemò sotto all’albero ove il sole dardeggiava intollerabilmente. Allora, ci sarebbe stata ragazza che l’avrebbe seguito?
      Ogni ragazza lo aveva raggiunto. Chi alla spicciolata, chi in coppia, s’erano tutte andate a sedere là sotto il sole battente e per compiacere il giovane s’erano tutte arrostite sino a diventare come un rosso gambero. Quell’albero inaridito né prima né dopo vide mai così tante pazze!
      Era stato tanto, tanto tempo fa. Era come se ciò non fosse neppure avvenuto durante la vita del vecchio. La sua vita era stata un’altra legata a quella della fragile donna dai caldi occhi castani. Anche quella donna si era scottata da ragazza accanto a quell’albero inaridito, eppure non era stato facile prenderla in moglie. Quante cose avevano vissuto insieme! Quanto avevano atteso entrambi, quanto difficile tutta la loro giovinezza era stata! Sarebbe stato meglio, molto meno angoscioso se al villaggio non avessero iniziato a costituire le cooperative. L’uomo vi aveva aderito per ultimo e nonostante gli avessero promesso cielo e terra per settimane non erano riusciti a vincere la sua ritrosia. No e no. Non aveva acconsentito per nessun tesoro al mondo: aveva urlato, minacciato, picchiato sul tavolo, ma non aveva firmato. A convincerlo era stata la domanda: «Compagno, in quale scuola vorrà sua figlia proseguire gli studi?» Qui l’uomo aveva dato la sua adesione. Sua figlia poi non era stata ovviamente ammessa da nessuna parte, troppo graziosa era per questo la loro casa, tanta era l’invidia nei loro confronti. Dal grazioso cortile avevano però portato via tutto. L’uomo era stato felice che i suoi alberi da frutta affondassero le radici nel suolo così da non poter essere divelti e trascinati di peso alla cooperativa. Aveva ovviamente bell’e perso i loro frutti, ma i loro tronchi gli erano almeno rimasti. Eretti, come il suo.
      Nella cooperativa l’uomo non era divenuto un dirigente. Vista la sua testardaggine nemmeno avrebbe potuto, non tollerava ingerenze nella cura dei campi. Di chi s’intrometteva se ne trovava a bizzeffe. Era diventato guardia campestre. Non è nato sulla terra altro uomo oltre a lui che in tal pregio avesse tenuto questo lavoro. Presi singolarmente conosceva tutto d’ogni tocco di patata, d’ogni pezzo di terra, d’ogni ramoscello d’albero, di loro parlava come di suoi amici intimi Gli avevano affidato anche la ripartizione dei campi poiché lui non misurava "parzialmente". Vera ragione della sua vita tuttavia era stato dirigere egli la piantagione degli alberi.
      Quando era stato pure tutto questo! Quei boschi erano ormai divenuti giganteschi boschi di acacie e di abeti. Ormai il vecchio non riusciva più a girare per questi boschi, vagabondava sotto i loro alberi solo col pensiero. Conosceva gli alberi ad uno ad uno: Il Marginale, il Maggiore, il Nodoso, l’Incavato, il Sofferente... Ogni sua fatica era tuttavia stata vana, fu mandato in pensione. Aveva creduto allora di non sopravvivere. Ed ecco invece quanti anni sono ancora passati da allora...
      Aveva tentato dapprima scherzando, poi risentito, aveva infine provato invano a minacciarli ma non lo avevano proprio fatto restare.
      «Lei è già anziano, bisogna far largo ai giovani, verrà al suo posto un agronomo laureato.»
      «Un laureato? Ma se egli nemmeno conosce gli alberi! Questo o quell’albero per lui sarà indifferente. Conoscerà le loro varie parti? Saprà mai cos’è la macchia? Donde saprà quale albero occorre abbattere e quale lasciare?...»
      Aveva il vecchio rimuginato inutilmente tra sé, ma il suo caso era stato chiuso e l’avevano mandato in pensione. Finché aveva avuto forza si era aggirato per i boschi ogni giorno, dapprima in bicicletta, più tardi a piedi, ma ora alla sua età solo questo pesco gli era rimasto ad una distanza possibile. Quest’albero aveva preso il posto dei tanti altri e pure per moglie non gli era rimasto che questo. Questo almeno comprende il passato, sa cos’era accaduto al vecchio tempo addietro dato che era sempre stato qui. Ed ecco che ora era malato anche questo, gli si era spezzato il ramo. Il vecchio pensò che sarebbe almeno servito come combustibile per l’inverno, con quello si sarebbe riscaldata la cucina una volta.
      Aveva gran paura dell’inverno. L’anno prima, non essendo più in grado di raccogliere legna da ardere, aveva chiesto un tronco d’albero alla cooperativa. Si era rivolto direttamente al presidente, ma gli avevano risposto che l’albero abbattuto serviva ad altro.
      «È così – andava spiegando il vecchio al pesco –, lo capisco io a che mi servirebbe quell’albero visto che ormai non mi restano più tanti inverni...» Prese la sua sediolina, la riportò sulla veranda e tornò quindi indietro a girare per il giardino. Al pesco francamente dispiacque di non riuscire ad aprire bocca e per la prossima tempesta si ripromise fermamente di provare a resistere al vento...

Kate Carry *
— Pécs (Ungheria)

* Pseudonimo di Katalin Kéri

La novella in ungherese



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© Dr. Kéri Katalin tanszékvezető egyetemi docens, 2004 ()