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© 2002 Ambrus Attiláné Dr. Kéri Katalin egyetemi docens Il fortunale notturno aveva spezzato il più bel ramo del pesco. Con il ramo erano cadute a terra le numerose pesche biondeggianti ed ormai non se ne ricavava più nulla. Il vecchio guardò la devastazione con disappunto. Avvertiva il dolore dellalbero in ogni parte del suo stesso fisico. Amava le piante, ma gli alberi in particolare. Trascinò sotto una sediolina al pesco e prese a consolarlo. «Via, non temere, vivrai ancora malgrado tutto... Ti piace qui nel giardino, vero? Ti ho piantato quando era nato il Figlio. Vedi, siamo andati avanti negli anni assieme, ma come eravamo forti una volta... Quanto amavo lavorare...» Lalbero lo sapeva bene. Il vecchio aveva spesso mormorato sotto di esso, e gli aveva già raccontato più volte tutta la sua vita. Era avvenuto tanto, tanto tempo fa. Il vecchio era stato un bel giovanotto. Si alzava in estate alluna di notte e mieteva il grano sino alle dieci di sera. Non piaceva a nessuno falciare assieme a lui perché mai egli riposava, avrebbe indotto anche gli altri a lavorare a morte. Le ragazze però! Di tutto facevano quelle per potergli restare vicino. Mai e poi mai avrebbero trascorso la pausa meridiana in compagnia dun altro ragazzo, depositavano tutte il loro fagotto accanto alla sua bisaccia. Aveva egli un viso abbronzato ed occhi dun perfetto azzurro chiaro e per giunta pure scherzava con le ragazze. A mezzogiorno dun ardente giorno destate decise di scoprire quale ragazza gli si mostrasse più incline. Dopo il pranzo mise la bisaccia in spalla e, dallombra di freschi alberi, si diresse ad uno spoglio e rinsecchito albero che stava solitario al margine del sentiero. Si sistemò sotto allalbero ove il sole dardeggiava intollerabilmente. Allora, ci sarebbe stata ragazza che lavrebbe seguito? Ogni ragazza lo aveva raggiunto. Chi alla spicciolata, chi in coppia, serano tutte andate a sedere là sotto il sole battente e per compiacere il giovane serano tutte arrostite sino a diventare come un rosso gambero. Quellalbero inaridito né prima né dopo vide mai così tante pazze! Era stato tanto, tanto tempo fa. Era come se ciò non fosse neppure avvenuto durante la vita del vecchio. La sua vita era stata unaltra legata a quella della fragile donna dai caldi occhi castani. Anche quella donna si era scottata da ragazza accanto a quellalbero inaridito, eppure non era stato facile prenderla in moglie. Quante cose avevano vissuto insieme! Quanto avevano atteso entrambi, quanto difficile tutta la loro giovinezza era stata! Sarebbe stato meglio, molto meno angoscioso se al villaggio non avessero iniziato a costituire le cooperative. Luomo vi aveva aderito per ultimo e nonostante gli avessero promesso cielo e terra per settimane non erano riusciti a vincere la sua ritrosia. No e no. Non aveva acconsentito per nessun tesoro al mondo: aveva urlato, minacciato, picchiato sul tavolo, ma non aveva firmato. A convincerlo era stata la domanda: «Compagno, in quale scuola vorrà sua figlia proseguire gli studi?» Qui luomo aveva dato la sua adesione. Sua figlia poi non era stata ovviamente ammessa da nessuna parte, troppo graziosa era per questo la loro casa, tanta era linvidia nei loro confronti. Dal grazioso cortile avevano però portato via tutto. Luomo era stato felice che i suoi alberi da frutta affondassero le radici nel suolo così da non poter essere divelti e trascinati di peso alla cooperativa. Aveva ovviamente belle perso i loro frutti, ma i loro tronchi gli erano almeno rimasti. Eretti, come il suo. Nella cooperativa luomo non era divenuto un dirigente. Vista la sua testardaggine nemmeno avrebbe potuto, non tollerava ingerenze nella cura dei campi. Di chi sintrometteva se ne trovava a bizzeffe. Era diventato guardia campestre. Non è nato sulla terra altro uomo oltre a lui che in tal pregio avesse tenuto questo lavoro. Presi singolarmente conosceva tutto dogni tocco di patata, dogni pezzo di terra, dogni ramoscello dalbero, di loro parlava come di suoi amici intimi Gli avevano affidato anche la ripartizione dei campi poiché lui non misurava "parzialmente". Vera ragione della sua vita tuttavia era stato dirigere egli la piantagione degli alberi. Quando era stato pure tutto questo! Quei boschi erano ormai divenuti giganteschi boschi di acacie e di abeti. Ormai il vecchio non riusciva più a girare per questi boschi, vagabondava sotto i loro alberi solo col pensiero. Conosceva gli alberi ad uno ad uno: Il Marginale, il Maggiore, il Nodoso, lIncavato, il Sofferente... Ogni sua fatica era tuttavia stata vana, fu mandato in pensione. Aveva creduto allora di non sopravvivere. Ed ecco invece quanti anni sono ancora passati da allora... Aveva tentato dapprima scherzando, poi risentito, aveva infine provato invano a minacciarli ma non lo avevano proprio fatto restare. «Lei è già anziano, bisogna far largo ai giovani, verrà al suo posto un agronomo laureato.» «Un laureato? Ma se egli nemmeno conosce gli alberi! Questo o quellalbero per lui sarà indifferente. Conoscerà le loro varie parti? Saprà mai cosè la macchia? Donde saprà quale albero occorre abbattere e quale lasciare?...» Aveva il vecchio rimuginato inutilmente tra sé, ma il suo caso era stato chiuso e lavevano mandato in pensione. Finché aveva avuto forza si era aggirato per i boschi ogni giorno, dapprima in bicicletta, più tardi a piedi, ma ora alla sua età solo questo pesco gli era rimasto ad una distanza possibile. Questalbero aveva preso il posto dei tanti altri e pure per moglie non gli era rimasto che questo. Questo almeno comprende il passato, sa cosera accaduto al vecchio tempo addietro dato che era sempre stato qui. Ed ecco che ora era malato anche questo, gli si era spezzato il ramo. Il vecchio pensò che sarebbe almeno servito come combustibile per linverno, con quello si sarebbe riscaldata la cucina una volta. Aveva gran paura dellinverno. Lanno prima, non essendo più in grado di raccogliere legna da ardere, aveva chiesto un tronco dalbero alla cooperativa. Si era rivolto direttamente al presidente, ma gli avevano risposto che lalbero abbattuto serviva ad altro. «È così andava spiegando il vecchio al pesco , lo capisco io a che mi servirebbe quellalbero visto che ormai non mi restano più tanti inverni...» Prese la sua sediolina, la riportò sulla veranda e tornò quindi indietro a girare per il giardino. Al pesco francamente dispiacque di non riuscire ad aprire bocca e per la prossima tempesta si ripromise fermamente di provare a resistere al vento... Kate Carry *
Pécs (Ungheria)
Pécsi Tudományegyetem BTK Neveléstudományi Intézet Nevelés- és Művelődéstörténeti Tanszék H-7622 Pécs, Ifjúság u. 6. Tel: (72) 503-600 / 4366 © Dr. Kéri Katalin tanszékvezető egyetemi docens, 2004 () |