Il sogno del fiore di ciliegio

(Osservatorio Letterario. Ferrara, 2001/21-22. 36-37. p.) i
(In: Melinda Tamás-Tar – Mario De Bartolomeis: Traduzioni – Fordítások.
Edizione O.L.F.A. Ferrara, 2002. 54-59. p.)

Traduzione di © Melinda Tamás-Tarr Bonani e Mario De Bartolomeis —


© 2001 Ambrus Attiláné Dr. Kéri Katalin egyetemi docens


      – Che splendida luce vedo! – esclamò sulla cima del ramo alto del ciliegio il minuscolo fiorellino. Scosse i suoi piccoli petali stropicciati e si girò verso i raggi del sole nascente. Era il suo primo mattino a questo mondo e si guardò intorno stupefatto.
      – Tu chi sei? – chiese alla brezza che gli volteggiò attorno.
      – Sono la figlioletta del vento, la brezza mattutina che da i brividi – rispose al fiore di ciliegio la giovane birichina. – Vengo tutte le mattine ed accarezzo i tuoi petali. Sei più bello un bel po’ delle migliaia di tuoi compagni. Ti si vede già da lontano.
      Il fiore di ciliegio arrossì leggermente e imbarazzato s’accostò un po’ l’abito bianco. Non sapeva s’era bello o brutto, non vedeva nessun altro. Sbirciò a destra e a sinistra ma nessuno dei suoi fratellini s’era ancora svegliato. Sul mandorlo di fronte invece, si dondolavano dei fiori rosa.
      – Che splendidi siete! – li apostrofò il fiore di ciliegio pensando di non poter mai arrivare ed essere come loro.
      – Ma cos’hai da guardare, – gli gridò uno di essi. – non hai mai visto un mandorlo?
      – No, – rispose spaurito – mi sono dischiuso solo oggi.
      – Allora richiuditi, non sei certo tu il centro del mondo! – soggiunsero in coro anche altri fiori color rosa.
      – Sì... sì – mormorò con voce sommessa il fiorellino di ciliegio e si volse a guardare le nuvole che galleggiavano nel cielo. Le diafane nuvolette azzurrine lo mandarono in visibilio. Pur avendole vicine al cuore capiva quanto fossero lontane.
      – Portatemi con voi! – le supplicò desiderando volare anch’esso lontano, come quelle nuvole che sul loro dorso di riccioli spumosi egli credeva portassero a nuoto nel cielo dei segreti. Il fiore di ciliegio si chiese cosa potesse mai esserci dietro le nuvole in quel mondo a lui invisibile. E concluse che così lontano, oltre le nubi luminose, doveva proprio trovarsi un mondo uguale al suo, con brezze, con fiori bianchi e rosa e con un cielo azzurro...
      Sentì d’un tratto uno strano rumore e vide sopra il suo capo una grande ombra scura. Una mostruosa piccola ape roteava ronzando nell’aria.
      – Tu chi sei? – chiese alla sopraggiunta.
      – Sono una piccola ape, vorrei fare un piccolo banchetto tra i tuoi petali.
      – Va bene – disse il fiore e le aprì il suo abito bianco. – Di’ un po’ piccola ape, hai già visto tanto tu del mondo? Quant’è grande? Ci sono anche altri alberi oltre quello del mandorlo? Ed oltre le nuvole, ci sono fiori anche lì? E lo sai dove fugge il vento e dove si dirigono le nuvole?
      – Che piccolo sciocco! – rise la piccola ape e strofinò le sue zampette. – Il mondo è grande davvero. Oltre gli alberi finisce il giardino, da lì inizia il prato, poi c’è un ruscello. Penso che sia lì la fine del mondo, io almeno ho il coraggio di volare solo fin là. Delle nuvole... sai però che non so nulla, ritengo non abbiano proprio niente a che vedere con il mondo.
      – Ma ve’! – esclamò il fiore di ciliegio. – Che interessante! Io credevo che le cose stessero in modo completamente diverso. Ti prego, portami con te, mi piacerebbe così tanto vedere il prato ed il ruscello!
      – Non ci penso neanche a portarti! – fece sdegnata la piccola ape leccandosi le labbra soddisfatta. – Riesco a malapena a portarmi dietro tutto questo polline – disse, e furente piantò in asso il fiore.
      Dopo un po’ giunsero delle mosche dalle ali verdastre, ma al fiore di ciliegio che si sgolò inutilmente al loro indirizzo non fecero proprio caso e si limitarono a zigzagare intorno al mandorlo. Si calarono nei calici dei fiori rosa sino a scomparire e schiamazzarono allegramente. Di tanto in tanto strani uccelli scuri transitavano nel cielo ed il fiorellino aveva di loro così tanta paura che avrebbe voluto nascondersi, ma quelli lo lasciarono in pace. Scese poi lentamente il crepuscolo ed il piccolo fragile fiore raccolse infreddolito i suoi petali su di se. Il mattino seguente tutti i suoi fratellini si dischiusero ed il ciliegio rumoreggiò della loro vivace conversazione. Il fiore che se ne stava però sull’estrema punta del ramo non prestò alcuna attenzione a fratellini e sorelline. I suoi pensieri erano altrove, anelava al grande prato di cui aveva parlato la piccola ape.
      Passarono dei giorni in cui il fiore di ciliegio sognò giorno e notte. Un bel mattino si svegliò tanto stanco, ogni petalo gli doleva e non capiva cosa gli fosse accaduto. Alla solita ora ecco accorrere la brezza mattutina la quale però non gli aleggiò accanto come in altre occasioni ma, presolo per mano, lo portò oltre con se. Al fiore di ciliegio sembrò proprio di sognare. Volarono intorno al mandorlo e sorvolarono lo steccato sino al prato. Il fiore di ciliegio era tanto felice... Un suo petalo giunse sopra il ruscello, un altro ancora provò a raggiungere le nuvole mentre la maggior parte danzò intorno ad un cespuglio in fiore. Folleggiarono e ballarono nella sfolgorante primavera intrecciandosi felici con i petali fratelli.
      Dei bambini vennero dalla casa correndo incontro alla fresca aria mattutina del giardino coperto di rugiada.
      – Guardate, – esclamò una bimba tra loro – come il vento fa vorticare i petali del fiore di ciliegio! Tra non molto le ciliegie saranno mature!
      I bimbi sciamarono verso il prato ed i petali dei fiori come migliaia di farfalle svolazzarono intorno ai loro capelli dorati.

Kate Carry *
— Pécs (Ungheria)

* Pseudonimo di Katalin Kéri

      Kate Carry è lo pseudonimo letterario di Katalin Kéri, nata nel 1966, studiosa di storia e di storia della pedagogia. Dedita all’insegnamento dal 1989, dal 1998 è docente universitaria all’Istituto di Formazione dei Professori dell’Università "Janus Pannonius" di Pécs e svolge ricerche sulla storia della pedagogia e sulla storia delle donne. Nel 1998 ha vinto il Premio Qualità "Vilmon Gyula". Autrice di oltre settanta tra saggi ed articoli, tra le sue opere principali ricordiamo "Prenda il volo la tua fantasia"(1995), "L’uomo poliedrico" (a cura di, 1995), "Le porte del sapere" (a cura di, 1995), "Regioni lontane, ragazzi sconosciuti" (a cura di, 1997), "Storia della pedagogia" (1997), "Cos’è la storia della pedagogia?" (1997).
      Hobby: viaggi, traduzioni letterarie, redazione e stesura della rivista elettronica "Dimenzió" (Dimensione).
      Indirizzo Internet: http://nostromo.pte.hu/~carry
La novella in ungherese



Pécsi Tudományegyetem — BTK – Neveléstudományi Intézet – Nevelés- és Művelődéstörténeti Tanszék
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© Dr. Kéri Katalin tanszékvezető egyetemi docens, 2004 ()